REGIONE, DE CORATO: RENZI-ALFANO HANNO GIA’ LIQUIDATO LE REGIONI, A MILANO IL PD CON ACCORDO DI ALCUNI CONSIGLIERI DI NCD FANNO MANCARE NUMERO LEGALE

“Questa sera in Aula i gruppi del centrosinistra, con l’accordo di Ncd hanno fatto mancare all’ultimo momento il numero legale sulla votazione dell’ordine del giorno che prevedeva le “Regioni a statuto speciale”. Come Fratelli d’Italia- An siamo d’accordo sul documento, ma siamo consapevoli che sarà assolutamente inutile: se vogliamo fare come i giapponesi nella giungla che combattevano ancora dopo la conclusione della guerra, facciamolo, ma dobbiamo essere consapevoli dei retroscena. C’è un accordo politico tra i due maggiori partiti che di fatto stanno governando l’Italia: stanno liquidando le Regioni, le stanno screditando a viso aperto. Così si arriverà a quello che vuole veramente il governo: le elezioni di secondo livello sia nelle province che nel senato. Questa è un vero schiaffo alle elezioni dirette e alla democrazia.

Certo, alle Regioni si può dare la responsabilità di quanto successo nelle vicende di ‘rimborsopoli’e del fatto di aver accentrato su di sé troppi poteri, diventando enti gestori, ma non si possono certo liquidare per questo. Si deve chiedere di migliorare, certo, ma non schiacciare la democrazia per questo. Di fatto noi da qui non possiamo fare niente. Ancora meno dopo che i presidenti di centrosinistra Rossi ed Errani, nell’incontro a Roma, non hanno detto una sillaba in difesa delle Regioni. Fratelli d’Italia- An quindi voterà questo documento, consapevole però che i retroscena politici lo renderanno inutile.

Infine daremo anche massimo sostegno alla mozione per far diventare la Lombardia una Regione a statuto speciale. Già nel 1998 Alleanza Nazionale approvò il progetto di riconoscere lo status di “Regione a Statuto speciale” per quelle Regioni che – avendone la capacità finanziaria e organizzativa – potessero assumere nuove responsabilità senza aggravio di costi per lo Stato”.

REGIONE, DE CORATO: SI’ A PROPOSTA DI LEGGE AL PARLAMENTO SU LUDOPOTIA. ALTRI PARTITI FANNO DOPPIA FACCIA IN LOMBARDIA E A ROMA

“La proposta di legge per il contrasto alla ludopatia intende  obbligare lo Stato a smettere di lucrare sulla disperazione della gente. Il gioco è una dipendenza, una droga, che porta criminalità, disperazione e suicidi.  Solo l’inserimento dell’azzardo all’interno dei livelli essenziali di assistenza (Lea) permetterà di fare uscire allo scoperto le dimensioni di questa malattia e i costi che i Comuni e le Regioni devono sopportare.

Con questa legge diamo al governo una occasione di riscatto da una politica che, fino ad oggi, ha difeso interessi forti senza preoccuparsi di difendere i più deboli. Obbligare i locali a mettere dispositivi che vietino davvero il gioco ai minorenni è l’unica via di uscita per i giovanissimi.

Un grande lavoro l’ha già fatto in Lombardia l’assessore Beccalossi, che prima ha predisposto la legge e ora si sta impegnando a spiegarla in ogni Ster agli addetti ai lavori e con i propri uffici sta supportando i comuni che la applicano. Speriamo che anche il Comune di Milano riesca a fare di più in questa battaglia, visto che l’unico provvedimento che ha preso non è andato a buon fine (sala giochi corso Vercelli).

Con questa proposta di legge vorremmo vedere altri partiti esprimersi in modo coerente, purtroppo fino a oggi non è successo: Fdi-An ha fatto approvare in parlamento una moratoria sull’apertura di nuove sale giochima non tutti si stanno spendendo per questa causa. Altrimenti saremo autorizzati a pensare che c’è qualcuno che predica bene in Lombardia ma razzola male in Parlamento”

PARATIE, DOTTI: “IL COMUNE DI COMO PASSI DALLE PAROLE AI FATTI”

“Sul progetto delle paratie, Regione Lombardia ci ha messo la disponibilità, la testa, l’impegno e le risorse. Ma i documenti tanto attesi non sono ancora fisicamente sui tavoli del Pirellone. Le parole dell’assessore regionale Viviana Beccalossi non lasciano spazio a dubbi o fraintendimenti. Il Comune di Como deve rapidamente passare dalle parole ai fatti e non aggrapparsi alla politica delle proroghe. Insomma, Palazzo Cernezzi deve una volta per tutte…decidere di decidere. Regione Lombardia ha fatto il possibile e oltre per far sì che i comaschi si riappropriassero del proprio lago. Adesso basta. Le frasi di circostanza e i provvedimenti spot devono essere sostituite dai fatti. Il cantiere va riaperto. Lo chiedono i cittadini, lo chiedono a gran voce gli operatori turistici. Da oggi lo chiede ufficialmente Regione Lombardia”.

IMMIGRAZIONE, DE CORATO: “BORDONALI FA BENE A NON PARTECIPARE A TAVOLO PREFETTURE, CHI CI DICE CHE I 500 STRANIERI DA OSPITARE SIANO RIFUGIATI?”

“Oggi l’assessore regionale all’Immigrazione Bordonali ha fatto sapere che la Regione Lombardia non parteciperà al tavolo organizzato dalle Prefetture per gestire l’arrivo di circa 500 stranieri sul territorio regionale. Siamo perfettamente d’accordo con la posizione dell’assessore, che ha sottolineato come la Regione non sia stata “ascoltata precedentemente” e abbia “subito in maniera unilaterale una imposizione da parte del ministero”.

Pensiamo che l’assessore faccia benissimo a non partecipare a queste riunioni, anche perché nessuno ha la certezza che questi 480 migranti siano effettivamente rifugiati. Lo status di rifugiato viene rilasciato dalla Prefettura della zona di sbarco. In assenza di questo documento, sia le norme dell’Unione europea sia la legge italiana non obbligano i cittadini italiani a farsi carico del loro sostentamento.

Abbiamo apprezzato anche noi, come l’assessore, la posizione del Prefetto di Milano Tronca, che ha negato la disponibilità del territorio milanese a ricevere ulteriori arrivi, visto che già deve affrontare i problemi legati all’Expo 2015 e al semestre europeo. Conosciamo bene Tronca, la sua dirittura sia morale sia istituzionale, e per questo anche noi speriamo che sia affidato a lui il coordinamento delle Prefetture lombarde in materia di immigrazione.

Quanto al problema evidenziato dall’assessore Bordonali, ovvero che “gli enti locali sono al collasso e già diverse realtà territoriali hanno manifestato l’impossibilità di accogliere queste persone in strutture idonee”, siamo ancora una volta d’accordo. Persino Majorino continua a ripetere come un mantra che Renzi e il governo hanno lasciato Milano da sola a gestire l’emergenza. E continua come un disco rotto a chiedere l’intervento della Regione, che fa bene a non intervenire, dal momento che nessuno ci assicura che queste persone abbiano lo status di rifugiati politici. E quindi riteniamo che non debbano essere i cittadini lombardi a pagare per l’ennesima volta”.

PROFUGHI, DE CORATO: “CHI LO DICE CHE SONO RIFUGIATI? OCCORRE LO STATUS RILASCIATO DALLA PREFETTURA!

“Nel giro di due giorni in Lombardia dovrebbero arrivare altri 480 profughi, come ha dichiarato l’assessore regionale all’Immigrazione Bordinali. Di questi 60 sono destinati a Bergamo, 50 a Brescia, 50 a Como, 50 Cremona, 30 a Lecco, 50 a Mantova, 50 a Monza, 50 a Pavia, 50 a Sondrio e 40 a Varese. Mentre per Milano e Lodi mancano ancora i dati. Queste persone, ancora una volta, sono destinate a essere ospitate in albergo a spese dei cittadini lombardi.

Ma prima di farci carico di questi migranti, siamo davvero certi che abbiano lo status di rifugiati, come richiede la legge? Perché non c’è alcuna attestazione che lo assicuri. Sia la direttiva dell’Unione europea sia la legge italiana parlano chiaro: lo Stato si deve far carico per sei mesi solo delle persone che abbiano lo status di rifugiati. Uno status che può essere rilasciato solo dalla Prefettura del luogo in cui sono sbarcati.

Finché si continua a parlare di presunti profughi, come per esempio è il caso dei 600 siriani recentemente accolti dal Comune di Milano, non si può pretendere che tutta la cittadinanza paghi”.

LEGGE MERLIN, DE CORATO: REFERENDUM UNICO STRUMENTO PER CAMBIARE DOPO 60 ANNI. GRILLINI DA PRIMA REPUBBLICA

“Per Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale il sì al referendum per la parziale abrogazione della Legge Merlin è deciso e duplice: sì per la scelta del metodo, la consultazione popolare, e sì nel merito di una revisione di una legge che per troppi anni ha favorito la malavita attorno alla prostituzione, lo sfruttamento delle donne, l’evasione fiscale e le serie problematiche sanitarie. Il referendum può essere l’unico strumento in grado di modificare una legge che resiste da quasi 60 anni e che sembra intoccabile: ci hanno provato parlamentari a cambiarla e ci ha provato anche un governo, con il ddl del ministro Carfagna, ma ogni volta le proposte finivano impantanate nelle Commissioni e non ne uscivano più. C’è l’avversità del mondo cattolico, e capisco il loro punto di vista, e c’è il contrasto del centrosinistra per cui la Legge Merlin è intoccabile: l’Italia è cambiata, il mondo è cambiato, è pure caduto il muro di Berlino, quanti anni ci vogliono per cambiare una legge inattuale che il Pd difende ciecamente? Si fanno referendum su tutto tranne che su questo tema: facciamo decidere i cittadini. Poi sarà il Parlamento a preparare una nuova normativa nel caso quella vecchia venisse abrogata, non la Regione. Non sono infatti d’accordo sulla creazione di quartieri a luci rosse perché non si può mettere sulle spalle dei sindaci la responsabilità di individuare la zona. Bene quindi l’approvazione. Faccio notare che al momento del voto i Grillini hanno scelto i vecchi metodi della Prima Repubblica, uscendo dall’aula o votando contro”

PROSTITUZIONE, FDI-AN: “DOMANI IN CONSIGLIO REGIONALE PROPOSTA DI LEGGE PER ABROGARE PARTE DELLA LEGGE MERLIN. SUBITO IL REFERENDUM!”

“Domani sarà discussa in Consiglio regionale la proposta di referendum per abrogare in parte la legge Merlin, che disciplina la prostituzione in Italia. Noi siamo favorevoli a questa proposta, che abbiamo firmato, perché riteniamo che sia arrivato il momento di mettere ordine in un settore che, in Italia, è fermo al 1958. Siamo in una situazione inaccettabile nella quale la prostituzione viene effettuata sia in casa sia nelle strade, senza alcun controllo e senza alcuna protezione. Sotto gli occhi di tutti, bambini compresi. Con questa proposta di legge si potrebbero, invece, creare delle cooperative in casa sotto il controllo della Asl e della questura. Il nostro obiettivo non è riaprire le case chiuse, ma eliminare la prostituzione dalle nostre strade. Per questo votiamo l’abrogazione parziale della legge, che non significa ritorno alle case chiuse. Votiamo la proposta di referendum. Poi, se questo referendum si farà, si potrà entrare nel merito di come modificare la norma. La discussione ora passa al Consiglio regionale. Se la proposta dovesse essere votata dalla maggioranza dell’Aula cioè da Fratelli d’Italia-An, da Fi, dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle che ha già annunciato il suo voto favorevole, si aprirebbe finalmente la strada per un referendum che porterebbe il nostro Paese a superare una norma ampiamente sorpassata. La prostituzione ormai è diventata una professione, quindi è arrivato il momento di regolamentarla. Non è possibile continuare ad assistere a scene indecorose, con donne e transessuali semi nudi a ogni angolo delle nostre città. Crediamo sia il momento che queste attività siano organizzate in luoghi chiusi e più consoni. Proprio io avevo presentato un progetto di legge alla Camera nel 2002. Prevedeva che la prostituzione fosse vietata in pubblico o nei luoghi aperti al pubblico, che potesse essere esercitata da maggiorenni all’interno di dimore private, che l’esercizio della prostituzione fosse condizionato alla previa comunicazione al Questore e che tale comunicazione fosse accompagnata certificato della competente azienda sanitaria locale attestante l’assenza di patologie sessualmente trasmissibili. Affinché ci fosse un doppio controllo: della Questura e delle Asl. Sulla scia di quel provvedimento, abbiamo deciso di firmare questa richiesta di referendum, che se approvata potrebbe aprire la strada a un cambiamento quanto mai necessario nel nostro Paese”.